Mi scuso se in alcuni punti
della seguente relazione, al posto dei nomi, troverete delle X o
delle Y. Purtroppo nel corso del procedimento a mio carico
attualmente in atto, durante una perquisizione presso la mia
abitazione, sono state sequestrate copie di alcuni miei vecchi atti
giudiziari. A cosa possa servire il sequestro di tali documenti lo sa
solo Dio e il carabiniere che l’ha materialmente fatto. Questo
però mi impedisce di avere quei dati. Mi riprometto comunque
di ritrovare al più presto quei nomi e di metterli al posto di
X e di Y.
PERSECUZIONI CONTRO L’ARPC E
IL SUO PRESIDENTE ALBERTO MONDINI
I dieci anni di esistenza dell’ARPC sono
abbondantemente disseminati di attacchi giudiziari e polizieschi, di
intimidazioni, di calunnie e diffamazioni. Esporre tutti i fatti
occorsi darebbe per risultato un racconto probabilmente noioso e,
necessariamente, incompleto; molti fatti non potrebbero venire
esposti, perché non potrei esibire le necessarie prove o
testimonianze; di altri me ne sono dimenticato. Mi limiterò,
pertanto a documentare due episodi, tra i più gravi e
significativi, che potranno illuminare sufficientemente sul
trattamento che le istituzioni democratiche italiane hanno riservato
a me e a questa associazione umanitaria.
Le calunnie.
Prima di esporre i due episodi giudiziari, bisogna
spiegare il “clima” di calunnie e diffamazioni che è
stato creato ad arte qui in Piemonte contro di me e l’ARPC,
altrimenti non sarebbe facile capire appieno tutta la vicenda.
Se voi oggi (ma la situazione era così già
dieci anni fa) chiedete alla “gente che conta” qui a
Torino (professionisti, amministratori, uomini politici, professori
universitari, imprenditori, ecc...) che ne pensano del sottoscritto
o, meglio ancora, di una eventuale collaborazione col medesimo, nella
migliore delle ipotesi vi rideranno in faccia. Vi diranno che Mondini
è un truffatore, un criminale incallito con un certificato
penale lungo quanto un romanzo di Hugo.
Da alcuni anni, da quando mi sono reso conto di questa
situazione, io vado sempre in giro con il mio certificato penale in
tasca aggiornato all’ultimo anno. Ho visto più di una
persona spalancare gli occhi e lasciare cadere la mandibola alla
vista della parola “NULLA” scritta su questo foglio.
Guardate
qui il mio certificato penale
Vi spiego ora come si fa a far diventare criminale (agli
occhi della gente) una persona onesta.
Prima di tutto fate fare su di lui degli articoli
infamanti su quotidiani a grande tiratura, come La Stampa o La
Repubblica, possibilmente a tutta pagina, con foto e grandi titoli.
Non ha fatto niente di male? Allora tirate fuori particolari della
sua vita, anche insignificanti ma precisi: da giovane faceva parte di
un’associazione che faceva meditazione yoga, è un
croupier (però non dite che lo era al casinò di Venezia
trent’anni fa), la moglie fa la cantante, ecc... Ma scrivete
tutto in modo che, qualsiasi cosa abbia fatto quella persona, abbia
un significato ambiguo, losco, pieno di sottintesi o ridicolo. Anche
se ha solo bevuto un’aranciata perché aveva sete,
insinuate che ci dev’essere sotto qualcosa, un secondo fine.
Suggerite, non affermate troppo (c’è sempre il reato di
diffamazione!), deridetelo; ridicolizzate qualsiasi cosa abbia fatto
e lasciate fare alla fantasia dei lettori. E andato in bagno?
scrivete un articolo sulla tremenda puzza che ha lasciato, ma con
data ora e luogo. Come può un tipo del genere raccogliere
fondi per la lotta ai tumori? Non avete nessuna notizia nell’archivio
del giornale su di lui? non preoccupatevi vi fornisco “io”
tutte le notizie di cui avete bisogno; ve le do già belle e
stampate, fresche di terminale. Vedremo poi, infine, di capire
chi è questo “io”, che è la fonte di tutte
le calunnie e le persecuzioni.
Bene! con questi articoli abbiamo cominciato a costruire
le “prove” della colpevolezza. Ora prendiamo una decina
di persone ignare e raccontiamogli che la tal persona è un
delinquente, tanto è vero che c’è un articolo in
cui si afferma che è un truffatore e che è stato
arrestato. D’accordo, un articolo proprio così non
esiste ma, che diamine! sono un agente di polizia giudiziaria e la
gente mi crede sulla parola. Chiediamo poi a queste persone di fare
una denuncia per truffa contro quel tale e, se non vogliono, non è
un problema. Basta fargli fare una “firmetta” su un
“foglietto”, senza dirgli che è una querela.
Ora possiamo indagare questa persona: mettiamogli sotto
sequestro tutto ciò che è possibile per almeno due
anni, così lo strangoliamo economicamente e facciamo in modo
che i giornali facciano ancora belli articoli su di lui: “Indagato
per truffa!” (Visto? avevamo ragione). Con un procedimento
aperto per truffa, poi, qualsiasi denuncia di diffamazione ai
giornali viene archiviata e si potrà continuare a sparlare di
lui impunemente. La diffamazione diventa prova e notizia provata allo
stesso tempo; il cerchio si chiude e il tipo viene stritolato.
Semplice, efficace e poco costoso, no?
Il meccanismo che vi ho appena esposto, in dieci anni, è
stato usato più volte contro di me, con alcune variazioni e
adattamenti a seconda dei casi. Nonostante tutto, ho continuato ad
aiutare i malati, ad essere apprezzato come studioso, invitato a
tenere innumerevoli conferenze e relazioni presso congressi in Italia
e all’estero, mentre in Piemonte e nel resto dell’Italia
decine di migliaia di persone continuavano di anno in anno a
sostenere economicamente l’ARPC.
Quindi, nonostante questi attacchi, molta gente aveva,
ed ha, fiducia in me, perché quello che ho fatto è
sempre stato alla luce del sole e nell’interesse dei cittadini.
Come mai dunque queste calunnie così diffuse, insistenti e
gravi contro di me? Ci deve essere una fonte ben precisa di tali
falsità. Essa deve avere le seguenti caratteristiche:
- potere, per poter coinvolgere varie altre
persone di potere;
- immagine di rispettabilità e di credibilità,
per poter far sembrare vere notizie false a persone come giornalisti,
imprenditori, professionisti;
- vasta organizzazione, per poter diffondere in misura
così ampia e capillare le calunnie;
- accesso ai dati più riservati e remoti della
mia vita;
E’ un’ipotesi azzardata dire che le forze di
polizia rispondono a questi requisiti? Direi di no. Ma ci sono altri
dati che fanno diventare questa ipotesi molto, molto probabile. E’
certo che Polizia e Carabinieri hanno accesso a dati precisi e certi
sui precedenti penali delle persone. Si suppone quindi che non si
facciano sviare da dicerie; ma se proprio i loro funzionari più
volte hanno scritto su documenti ufficiali calunnie del tipo:
“Mondini è pregiudicato per truffa” o
“Mondini è pluripregiudicato per delitti contro
il patrimonio”, allora l’ipotesi diventa sempre meno
azzardata.
Perché colpirmi con tanto accanimento? Dietro di
loro c’è sicuramente qualcun altro che ha concreti
interessi a distruggermi, perché sicuramente do fastidio a
certi poteri economici. Qui non posso dire di più: so chi sono
e ne ho le prove, ma non tali da poterle esporre in questa sede.
1° episodio: la calunnia del questore di Torino;
anzi, di persona da identificare.
In seguito ad una nostra richiesta di lotteria di
beneficenza, che generalmente viene concessa a qualsiasi associazione
e che a noi è stata negata proprio a causa di questo documento
di cui riporto, per brevità, soltanto la frase che interessa
in questa sede:
Questura di Torino - Divisione Polizia Amministrativa e
Sociale.
Torino, 24 settembre 1996.
Alla Prefettura - settore II
........... ........... .......
.............................
... Mondini Alberto ... pregiudicato per ... truffa ...
..... ........... .............
............ ..................
IL QUESTORE
(Grassi)
Ovviamente sporgo querela. Il 12 marzo 1997 il PM Dr.
Roberto Maria Sparagna chiede l’archiviazione
del procedimento penale “nei confronti di: persona da
identificare per il reato di cui agli artt. 595 c. p.”.
Come? “persona da identificare”? il
documento non è firmato dal Questore Grassi? In ogni
caso ciò significa che il questore non è stato neanche
minimamente sentito dal magistrato: non era indagato. E’ forse
intoccabile? e in base a quale privilegi? Ma dunque, che razza di
indagini sono state fatte?
Vediamo le motivazioni della richiesta di archiviazione.
“Ritenuto
che dalle indagini esperite non emergono profili di responsabilità
penale; si evidenzia infatti che sono insussistenti gli estremi
oggettivi del reato di cui all’art. 595 c. p. trattandosi di
provvedimento amministrativo (ma non dovrebbe essere
un’aggravante?) nella cui parte motiva sono espressi,
peraltro in forma contenuta e non offensiva, le argomentazioni
che hanno determinato la reiezione della richiesta autorizzazione”
Dopo
alcuni giorni il Dr. X, trovando evidentemente che queste
argomentazioni sono logiche e pertinenti, concede l’archiviazione.
2° episodio: dieci querele per truffa.
Il 28 ottobre 1994 il Sott.le di PG Pietro
Cancelliere, vigile e ufficiale di polizia giudiziaria, ferma per
alcune ore tre collaboratori dell’ARPC, che raccoglievano
offerte in p.zza della Repubblica a Torino; sequestra tesserini e
ricevute. Nei giorni seguenti convoca dieci persone che avevano fatto
degli oboli (dalle 5 alle 20 mila lire), riceve da queste dieci
querele per truffa contro di me e l’associazione, che il
16-11-’94, assieme a documentazioni varie, trasmette in procura
alla Dr.ssa B. Chinaglia. Nella relazione scrive tra l’altro:
“... il responsabile del presidio ha assunto informazioni,
tramite la nostra centrale operativa, sul Mondini, lo stesso
risultava pluripregiudicato per reati contro il patrimonio.”
Più avanti: “Pertanto era palese che il
giorno seguente sarebbero state fatte indagini per verificare la
destinazione del denaro raccolto. Il giorno 1-11-1994 sul quotidiano
La Stampa è stato pubblicato un articolo nel quale veniva
pubblicizzata la truffa ordita dal Mondini”.
Quindi risulta che, dopo quattro giorni di indagini,
l’ufficiale di polizia giudiziaria Pietro Cancelliere
trova finalmente la prova: l’articolo di un giornale!
Nessun’altra motivazione viene esposta nella sua relazione per
giustificare l’indagine penale: non mi è stata chiesta
alcuna notizia sull’attività dell’ARPC, né
mi è stato chiesto di vederne il bilancio, né si sono
preoccupati di sapere che in sede funzionava un ambulatorio medico
(con regolare licenza rilasciata dal Comune di Torino), che svolgeva
attività di assistenza sanitaria gratuita, finanziata
dall’ARPC stessa.
Infine scrive: “... il giorno 7-11-1994, lo
scrivente veniva contattato dal presidente dell’associazione
commercianti di p.zza della Repubblica 30, Sig. Maza, il quale
riferiva che undici suoi associati avevano espresso la volontà
di proporre querela contro il Mondini.”
Due-tre anni dopo i querelanti ritirano le denunce, il
procedimento viene archiviato; io posso accedere agli atti e decido
di sporgere querela per le gravi irregolarità trovate nel
procedimento a mio carico appena chiuso.
Prima di tutto vediamo queste famose dieci denunce; c’è
qualcosa di molto strano...
Ora, bisogna sapere che una denuncia raccoglie le
dichiarazioni spontanee del querelante per mano del funzionario di
polizia, che deve trascriverle il più fedelmente possibile.
Ebbene, le dieci denunce sono tutte uguali!!! Sì, avete letto
bene: tutte uguali, parola per parola, virgola per virgola; eccetto,
ovviamente le generalità del querelante e la cifra della
donazione.
Alla fine delle dieci denunce è esposta la
ragione per cui la persona ha deciso di denunciarmi. Ci deve essere
un motivo ben valido; uno non può fare una querela perché
gli “sembra” o perché “ha sentito dire”.
Vi trascrivo parola per parola la motivazione. Non occorre scriverne
dieci, ne basta una: sono tutte esattamente uguali, perfino
nell’impaginazione.
“Nei primi giorni di novembre sono venuto a
conoscenza tramite gli organi di stampa che la raccolta dei predetti
fondi era una truffa in quanto avevano arrestato il presidente di
quell’associazione”.
Forse penserete che un articolo di giornale non sia un
gran che come prova, come motivo per accusare qualcuno. Sono
d’accordo. Ma il peggio è che nessuno dei dieci
querelanti ha mai letto questo articolo, (alcuni lo hanno anche
chiaramente dichiarato; v. più avanti) perché...... non
esiste! Sì, anche questa volta avete letto bene. Non sono mai
stato arrestato, né alcun articolo di alcun giornale ha mai
affermato, falsamente, la notizia. Nemmeno esisteva un articolo che
informava di una denuncia per truffa a mio carico, perché
questo è avvenuto, è ovvio, solo successivamente.
Ora, di fronte a tutto ciò, mi chiedo come mai la
Dr.ssa Chinaglia sia partita in quarta contro di me:
sequestri, interrogatori, arroganza. Non è una novellina
appena laureata, fresca di nomina. Non metto assolutamente in dubbio
la sua competenza professionale. Ma proprio per questo mi chiedo come
mai, di fronte agli atti che gli sono stati trasmessi dai vigili, non
abbia provato almeno un po’ di perplessità, che
l’avrebbe portata ad approfondire certi fatti prima di indagare
il sottoscritto. Io la risposta ce l’ho, ma non posso scriverla
qui. Ogni lettore la trovi da sé.
In seguito alla mia querela, il Sig. Maza e i gli altri
dieci vengono interrogati in qualità di testimoni. Questo
avviene circa tre anni dopo le querele contro di me. Così
tanto tempo dopo i fatti, è ovvio che nei verbali di
interrogatorio vi siano molti “mi sembra che...” o “non
credo che...”. Pertanto riferirò solo affermazioni che
siano state riferite in forma certa.
Confrontate quanto segue con quanto ho riportato più
sopra della relazione di Pietro Cancelliere e delle dieci denunce.
Maza Gianfranco: “Non ho ... avvisato i
Vigili che dei miei associati erano intenzionati a proporre querela
nei confronti del Presidente di quella associazione”
Mandalari Daniele: “... un vigile
... mi diceva ... che la persona alla quale avevo dato i soldi era un
truffatore”
Dizzoli Francesco: “... mi è
arrivato un foglio di convocazione presso l’ufficio dei vigili
del mercato”.
“Sono venuto a
conoscenza dai vigili che la raccolta era una truffa”
“... la cosa non mi interessava (fare la
querela) ...”
Correnti Anna: “Un giorno siamo
stati convocati dai vigili del mercato che ci hanno informato
che la raccolta fondi effettuata dall’associazione era una
truffa”
Tripodi Teresa: “Non mi sono rivolta
al Sig. Maza ... per fargli presente che volevo sporgere denuncia”
“(I vigili) Non mi hanno detto che con quello
scritto sporgevo querela. Quando mi hanno presentato i fogli io li ho
firmati senza leggere.”
“Non ho neanche mai visto un articolo di
giornale che diceva del suo (di Mondini) arresto”
Bicocca Eros: “Non penso mi abbiano
avvisato che con quelle dichiarazioni sporgevo querela perché
altrimenti non l’avrei fatto”
“Non ho mai contattato il Sig. Maza ... in
merito alla vicenda”
Borda Giuseppe: “... sono stato
chiamato dai vigili della sezione di Porta Palazzo che mi hanno
invitato a proporre querela nei confronti dell’associazione
che aveva effettuato la raccolta fondi”
Rovera Anna Maria: “... un vigile del
mercato ... mi ha detto di presentarmi alla sezione dei vigili di
p.zza della Repubblica perché avevano scoperto che la
raccolta di fondi era una truffa”
“Che la raccolta fondi fosse una truffa l’ho
saputo solo quando mi sono recata dai vigili”
“... i vigili ... mi hanno mostrato quello che mi
è sembrata fosse una fotocopia di un giornale che diceva che
il presidente di quella associazione contro il cancro era stato
denunciato per truffa”
Tarallo Sabina: “... un vigile ... mi
diceva di presentarmi alla sezione dei vigili ..., non è
stato ... Maza a dirmi di presentarmi dai vigili”
“Non era mia intenzione sporgere querela”
“Non ho mai sentito dire da nessuno che il
presidente di quella associazione per la lotta contro il cancro fosse
stato arrestato”
Una piccola nota per chi è digiuno di codice
penale e di procedura. La calunnia è un reato abbastanza
grave. Se è finalizzata a far condannare ingiustamente
qualcuno, è molto grave. Se questo reato è commesso da
un agente di polizia giudiziaria nell’esercizio delle sue
funzioni è gravissimo. Se troviamo qualche altro reato minore
qua e là in questo procedimento, come falso, ecc... si può
ottenere una somma di reati punibili con una condanna dai cinque agli
otto anni.
L’epilogo.
Verso ottobre ‘98 le indagini a carico dei due
vigili, responsabili di aver messo in moto il procedimento a mio
carico, Rainero Eva e Cancelliere Pietro, sono
concluse. Il procedimento a loro carico, su richiesta del PM Dr. Y,
viene archiviato dal presidente Dr. Costanzo Malchiodi il
3-11-’98.
E’ inutile trascrivere le due pagine delle
motivazioni di archiviazione. Basterà una sola riga.
“considerato che non si vede quale calunnia
avrebbero commesso gli attuali indagati ...”
Alberto R. Mondini
Presidente dell’ARPC