IL VACCINO OBBLIGATORIO
DI UNO STATO PATERNO, ANZI ETICO
Dalla culla alla tomba: lo Stato, autoritario e paterno, ci assiste senza
scampo lungo tutta la nostra vita, imponendoci per forza di legge - e
naturalmente "per il nostro bene" - comportamenti che, molto spesso, avremmo il
desiderio di evitare o di decidere da soli. Ma è forse più esatto definire
etico, anziché paterno, questo tipo di Stato: anche perché, nel caso che stiamo
per descrivere, la sua vena autoritaria si indirizza proprio contro i padri e le
madri nonché verso i bambini. Infatti, una legge del 1939 (poi modificata e
integrata nel 1983 e nel 1988) dispone l’obbligatorietà delle vaccinazioni
antipolio, antitetanica e antidifterica; dal 1991, in Italia, unico Paese tra
quelli industrializzati, su proposta dell’allora ministro De Lorenzo, è divenuto
obbligatorio anche il vaccino per l’epatite B a partire dal primo anno vita.
Si tratta, nei fatti, di un trattamento sanitario coatto (che non riguarda
solo i bambini ma anche i militari di leva e i lavoratori addetti a particolari
mansioni) contro cui non pochi genitori si ribellano. Non solo per la sacrosanta
rivendicazione di diritti individuali ma anche per ragioni di merito
medico-sanitario poiché non infrequenti sono le patologie, le menomazioni e le
morti provocate proprio dall’inoculazione di tali vaccini in bambini o adulti
che sviluppano una specifica intolleranza. E’ ben vero che le autorità
sanitarie, come ha ribadito la Corte Costituzionale con sentenza n. 258 del
giugno 1994, sarebbero tenute ad "accertamenti preventivi idonei, se non a
eliminare, a ridurre il rischio di gravi complicanze da vaccino" e dunque
sarebbero tenute a esonerare il bambino, ma è indubbio che tali rigorosi e
preventivi accertamenti non vengono effettuati mai o quasi mai.
Poiché, secondo alcune fonti, è attendibile ritenere che gli esoneri
precauzionali dovrebbero riguardare il 10-15% e quelli permanenti il 3-5% di
tutti i bambini, risulta del tutto comprensibile il timore di molti genitori nei
confronti delle vaccinazioni. Ma ciò che è agevolmente comprensibile da un
normale cittadino sfugge allo Stato che, in questi casi, manda a prelevare
coattivamente il minore affinché si "provveda alla somministrazione delle
vaccinazioni obbligatorie". Anzi, fa di più e talvolta dispone "l’affievolimento
della potestà" dei genitori.
E’ quanto è successo a due coniugi di Milano, ai quali il tribunale per i
minori ha notificato un provvedimento così formulato, ma anche a tanti genitori
che si vedono prima convocare in tribunale (senza che nella citazione sia
esplicitato il motivo) e poi, in caso di "non ottemperanza alla prescrizione
impartita", si vedono prelevare il figlio per la vaccinazione forzata e
"affievolire" le proprie prerogative giuridiche di genitori. O anche si trovano
condannati a pagare multe, come nel caso di P.M. e R.A., ai quali,
fortunatamente, la prima sezione della Corte di Cassazione, poche ore fa, ha
dato ragione annullando la condanna loro inflitta dal pretore di Tirano.
Al di là del fastidioso ‘burocratese’, la filosofia che ispira tali
disposizioni è evidente: tenere sotto tutela i cittadini, limitandone la libertà
di scelta, persino quando da tali imposizioni possano derivare gravi danni alla
salute. Che questo rischio esista nel caso di alcuni vaccini è del tutto
pacifico, tanto che il legislatore ha dovuto fare un’apposita legge, la n. 210
del 1992, "in materia di indennizzi ai soggetti danneggiati da vaccinazioni
obbligatorie, trasfusioni ed emoderivati". Ma, fatta la legge, si è trovato
prontamente l’inganno: l’indennizzo non è retroattivo, così, a fronte di 30 mila
domande presentate, i casi di applicazione risultano poche centinaia.
Nell’aprile 1996 una sentenza della Consulta ha censurato la non retroattività e
il decreto-legge n. 92 dell’aprile 1997 ha corretto sul punto la norma del 1992.
Tuttavia, pochi giorni fa, il decreto è decaduto. Quindi, siamo da capo in
materia di indennizzi ma anche, più in generale, nella battaglia di libertà e
civiltà che coinvolge ormai decine di migliaia di cittadini e di famiglie, molte
delle quali si sono associate nel "Coordinamento del movimento italiano per la
libertà di vaccinazione".
Le cronache di questi giorni ci riferiscono che in Australia, per trent’anni,
centinaia di orfani sono stati usati come cavie per sperimentare alcuni vaccini.
Naturalmente, e giustamente, la notizia ci ha indignati. Allo stesso modo
dovremmo decisamente indignarci anche per quei bambini italiani vaccinati contro
la volontà dei familiari. Anch’essi orfani, non di genitori ma di libertà di
scelta.
(Articolo di Luigi Manconi su Il Foglio del 13 Giugno
1997)