| Messaggio | La drammatica storia di Giorgio Tremante, due figli uccisi per la reazione all'antipolio, il terzo che vive attaccato al respiratore artificiale. "Voglio che venga riconosciuta l'obiezione da vaccino in caso di rischio".
<i> di: Barbara Acquaviti </i>
I dolori che hanno segnato la sua vita li senti riflessi nella voce. Mentre racconta, il tono è sofferto ma anche battagliero. Perché Giorgio Tremante non ha mai smesso di combattere contro l'obbligatorietà del vaccino, contro quell'antipolio Sabin che ha causato la morte di due suoi figli e che ora constringe il terzo a vivere attaccato a un respiratore artificiale. La sua storia comincia nel 1971. Il primo figlio, Marco, aveva solo sei anni quando morì. Da allora Giorgio Tremante non ha smesso un solo istante di lavorare per promuovere la nascita di una serie di associazioni in Italia e di tentare di interloquire con le istituzioni perché si ammettesse la connessione tra la vaccinazione e la patologia che hanno ucciso i suoi ragazzi.
A distanza di cinque anni da quel primo lutto, Giorgio Tremante è diventato padre di due gemelli monovuli. "La sofferenza per la perdita di Marco era ancora troppo grande. Ero spaventato e non volevo che anche loro venissero vaccinati, ma fui costretto. Subii pressioni di ogni genere dai servizi sanitari: richiami verbali e scritti. Alla fine mi convinsero e purtroppo i miei timori si rivelarono fondati".
I due gemelli avevano appena otto mesi. I sintomi della della malattia si mostrarono immediatamente, e i piccoli peggiorarono progressivamente col passare degli anni. "I bambini presentavano l'alvo giallo, non riuscivano neanche a stare in piedi. A tratti, avevano tremore all'occhio, alle mani e alle gambe e difficoltà a parlare".
Le diagnosi furono le più disparate. Poi, la situazione precipitò. "I bambini avevano quattro anni. Era estate e i problemi da qualche tempo si erano moltiplicati, anche a causa della disidratazione. Ricordo, erano le 10, fui costretto a ricoverarne uno dei due. Chiesi con fermezza di non somministrare farmaci immunodepressivi perché sapevo che sarebbero stati pericolosi. Ma il mio appello fu inutile, dopo 5 ore il primo dei due gemelli morì".
I problemi non erano finiti, ma la battaglia di Giorgio Tremante neppure. Nell'83, il secondo gemello venne ricoverato per l'ennesima volta a causa di insufficienza respiratoria, per sottoporsi a un'operazione alla trachea. "Rimase in ospedale per sei mesi, poi fu trasferito d'ufficio in una altra struttura saniataria. E lì mi dissero che ormai mio figlio non aveva alcuna speranza di vivere. Fu allora che decisi di portarmelo a casa per sottoporlo a una terapia immunostimolante. I medici, però, me lo volevano impedire. Si rivolsero addirittura al Tribunale dei minori e mi fecero togliere la patria potestà. Fortunatamente riuscì a far revocare quel provvedimento".
Ancora adesso, quel ragazzo, che ora ha 25 anni, viene curato in casa sotto con una terapia immunostimolante, sotto la personale responsabilità del padre. Perché ancora adesso, l'antipolio Sabin è obbligatorio. E questo nonostante una legge del '92 abbia ammesso l'esistenza di danni provocati da vaccino.
"Ho cercato sempre di porre il problema all'attenzione all'interesse delle istituzioni. Anche l'allora Presidente della Repubblica Sandro Pertini si interessò alla mia vicenda, mettendomi a disposizione addirittura l'aereo di Stato per far trasferire mio figlio a Napoli, dove il professo Giulio Tarli pratica la terapia immunostimolante. Nel '95 ho anche incontrato il ministro della Sanità, che ha riconosciuto l'esistenza di questa malattia. Il punto è che, malgrado ciò, il vaccino continua ancora a essere obbligatorio indipendentemente dalle deficienze immunologiche del singolo. E' pazzesco. Già non era accettabile che si morisse per encefalite post vaccinica negli anni '80. E' mai possibile che nel 2001 non sia cambiato niente?"
Il Nuovo, 6 MARZO 2001
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